Fotografi : GUY BOURDIN

Oggi vi parlo di un fotografo di cui sono certa abbiate visto tante volte le opere quanto i tentativi di imitazione, un’icona, uno dei fotografi più famosi ed interessanti del ventesimo secolo, GUY BOURDIN.

Per capire cosa ha influenzato l’Arte di questo fotografo francese portando alla creazione di uno stile unico, erotico ed altamente trasgressivo che ha segnato in maniera indelebile l’estetica della fotografia di Moda mondiale bisogna conoscere alcuni passaggi fondamentali della sua travagliata vita privata.


Vita privata

Guy Louis Bourdin (Parigi, 2 dicembre1928 – Parigi, 29 marzo1991) fu adottato dopo essere stato abbandonato a solo un anno dalla madre. L’unico ricordo che aveva di Lei – che non perdonò mai per l’abbandono – era di una donna pesantemente truccata, con i capelli rossi e la pelle molto pallida. Nel 1961 Bourdin sposò Solange Marie Louise Gèze che nel 1967 gli diede il loro unico figlio, Samuel. Nel 1971 sua moglie morì suicida in Normandia e successivamente fecero lo stesso gesto anche due delle sue migliori amiche lasciando in lui un profondo senso di abbandono che dopo la sua morte possiamo dire lo abbia accompagnato durante ogni fase della sua vita. Verso la fine del 1980, il lavoro di Bourdin ha cominciato a cadere in disgrazia e di conseguenza ebbe problemi finanziari (si racconta non aprisse più nessuna corrispondenza e gettasse fatture e bollette all’interno di un pianoforte). Sempre più solo e malato ha cominciato a svanire dalla scena pubblica. Ha rifiutato categoricamente qualsiasi offerta per vendere, pubblicare o esporre il suo lavoro. Morì di cancro nel 1991 quando ormai la sua fama lo aveva abbandonato tanto che il suo necrologio sul New York Times era inesatto.


Gli inizi

La passione per la fotografia nacque durante il servizio militare che svolse a Dakar tra il ’48 e il ’49 dove, come cadetto della French Air Force, imparò i primi rudimenti di questa Arte. Il ritorno a Parigi e l’incontro con l’Artista e forte esponente del dadaismo Man Ray delinearono per sempre il suo stile.

Nei primi anni, le opere di Bourdin furono esibite sotto lo pseudonimo di Edwin Hallan e nel 1953 fece la sua prima mostra fotografica. Nel 1955 la svolta quando cominciò a scattare servizi di moda che, da quell’anno fino al 1987, furono sempre pubblicati sull’iconica rivista VOGUE Paris. Questo non gli vietò di realizzare opere per altre testate come Harper’s Bazaar e curare le campagne di brand come Chanel, Issey Miyake, Emanuel Ungaro, Gianni Versace, Loewe e Bloomingdale’s.

Guy Bourdin per Chanel – 1987

La collaborazione commerciale che creò la sinergia maggiore fu quella con lo stilista di calzature Charles Jourdan presentatogli da un editore di Vogue e per il quale Bourdin realizzò tutte le campagne pubblicitarie dal 1967 al 1981. Le sue composizioni antropomorfe, stravaganti e complesse in cui lui dava più importanza all’immagine che al prodotto come dire “Le scarpe possono essere nella foto ma la foto non è una foto delle scarpe” creavano annualmente grande attesa da parte dei media.

Guy Bourdin per Charles Jourdan

Una rivoluzione che ha cambiato la maniera di intendere la pubblicità e su cui ha costruito il suo successo il mensile Vogue che a Bourdin diede spesso carta bianca. Indimenticabile una delle sue prime foto pubblicate, nella quale una modella posa in haute couture sotto numerose teste di vacche macellate. Guy Bourdin ha dimostrato al mondo che la Moda non è solo consumo ma soprattutto arte. Il suo stile era diventato una leggenda così forte che chiese ed ottenne, senza precedenti, il controllo editoriale sul suo lavoro. Guy non portava a Vogue una serie di scatti come si fa normalmente, lui ne consegnava una sola.

Guy Bourdin per VOGUE Paris – Chapeau-Choc, 1954

Guy Bourdin per VOGUE Paris – Chapeau-Choc, 1954

Lo Stile

Guy Bourdin ha giocato con la falsità intrinseca dell’immagine di moda, esagerando la sua finzione ancora di più con superfici lucide e pose plastiche di ispirazione surrealista. Ha sviluppato nel corso degli anni uno stile provocatorio, caratterizzato da immagini dai toni forti e da accostamenti surreali in grado di spiazzare ed inquietare profondamente l’osservatore.

I corpi femminili appaiono spesso sdraiati disordinatamente o frammentati; gambe che passeggiano, mani che si ripetono, corpi alienati ed elementi allusivi conferiscono una generale freddezza emotiva all’intera immagine che sfocia quasi nella crudeltà. E’ stato il primo fotografo a frammentare fino all’estremità il corpo della donna e a costruire un linguaggio ricco di metafore sensuali.


La sua visione della donna

Bourdin era talmente ossessionato dalla madre naturale che lo aveva abbandonato che in tutte le sue immagini ci sono modelle – per la maggior parte dai capelli rossi – isolate in paesaggi deserti e inquietanti, in stanze d’albergo o squallidi corridoi, in situazioni violente e sadiche. Donne invisibili, dall’immagine sfuggente di cui restano solo le gambe e le scarpe col tacco in sfondi senza vita. Le sue modelle quando mostravano il volto nelle immagini si presentavano inermi e con espressioni rabbiose. Il suo atteggiamento verso amiche, mogli, modelle era crudele e sprezzante tanto che a volte durante gli shooting esclamava: «Sarebbe bello fotografare modelle morte a letto!».

Guy Bourdin

Dopo la sua morte

Alla sua morte Guy Bourdin è stato riconosciuto come uno dei più grandi fotografi di moda di tutti i tempi.

Per natura non amava promuovere se stesso e non collezionò le proprie opere né fece nulla per preservarle infatti rifiutò diverse offerte di mostre, respinse idee per libri e voleva che le sue opere fossero distrutte dopo la sua morte. Per fortunadato che non mantenne quasi nulla del proprio lavoro per sé stesso la maggior parte è stata salvata.

Nel 1991, anno della sua morte, il documentario Dreamgirls: The photographs of Guy Bourdin è stato trasmesso dalla BBC. Fotografi di moda come Helmut Newton e Jean-Baptiste Mondino intervennero nel documentario per parlare del collega.


Nel 2001, dopo ben 10 anni di ricerche, il figlio Samuel Bourdin è riuscito a pubblicare un volume contenente tutte le migliori realizzazioni del padre, intitolato Exhibit A.

Nel 2003 si è tenuta presso il Victoria & Albert Museum a Londra la sua prima mostra retrospettiva per poi essere allestita anche presso il National gallery of Victoria di Melbourne ed il Jeu de Paume di Parigi.

Fotografi contemporanei come Mert Alas e Marcus Piggott, Jean Baptiste Mondino, Nick Knight e David LaChapelle hanno ammesso di essere grandi ammiratori del suo lavoro


Curiosità

Il video musicale di Madonna Hollywood del 2003 è ampiamente influenzato dallo stile del fotografo così tanto che fu tentata una causa contro di lei dal figlio di Bourdin per violazione dei diritti d’autore.

Una delle immagine più famose di Guy Bourdin perfettamente replicata in una scena del video Hollywood di Madonna del 2003

Nel 2013 il brand cosmetico NARS lancia in esclusiva per Sephora due cofanetti in edizione limitata ispirati al grande fotografo. Il cofanetto matite labbra Promiscuous racchiudeva cinque tonalità ricche e provocanti di mini matite labbra contenute in un cofanetto in morbido raso decorato da labbra blu in vernice. Vero must-have assoluto invece fu la trousse di fard One Night Stand composta da 6 varianti colore che spaziavano da una polvere abbronzante scura con riflessi dorati, un fard pesca con scintilli dorati, il fard rosa pesca dai riflessi dorati scintillanti icona del brand e chiamato Orgasm e un fard rosa chiaro, uno rosa intenso e infine un fard illuminante opalescente.

Per vedere altre immagini del lavoro di GUY BOURDIN vai alla mia pagina Pinterest cliccando qui


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