Un pomeriggio all’Istituto Nazionale dei Tumori

Arriva un giorno in cui ricevi una telefonata e non puoi dire di no.

E così è successo quando mi hanno chiesto di tenere una lezione sull’uso dei foulard come copricapi al reparto di Oncologia Pediatrica dell’Istituto dei Tumori.

Primo perchè me lo ha chiesto un’amica e agli amici non si dice mai no.

Secondo perchè lo scopo era portare un momento di serenità a dei bambini e ai bambini non si può dire no.

Terzo perché tutti dobbiamo aiutare come possiamo e io, che ho perso mio padre per questa malattia e so cosa stanno provando i familiari di questi bambini, mi sento in dovere di rendere – come posso – tutto il bene che ho ricevuto dai volontari che all’epoca hanno aiutato me.

Non è stato facile.

Ho pianto le tre settimane precedenti al solo pensiero di dover entrare in quel reparto. Non mi sentivo all’altezza, avevo paura di piangere di fronte a quelle bambine e ho rivissuto alcuni dei momenti più brutti della mia vita legati alla malattia di mio padre.

Poi ho pensato che c’è gente che queste cose le fa tutti i giorni senza battere ciglio. Così ci sono andata. Con Diletta. Diletta che mi ha coinvolta in questo progetto facendomi uno dei regali più grandi che mai abbia ricevuto.

Ho preparato un libricino con qualche riga sulla storia del foulard e alcune immagini di tutorial perché le mie nuove amiche potessero provare anche da sole a giocare e farsi acconciature e – perché non dirlo- coprire la testa che in molti casi ha perso quasi tutti i capelli per chemio e radioterapia. Per la cronaca questo effetto collaterale delle cure è uno dei maggiori problemi psicologici che affliggono bambine e donne colpite da tumori che sentono di perdere la loro identità e femminilità.

Sono stata accolta da ragazzine simpaticissime, con una forza di volontà strepitosa e tanta voglia di ridere e tornare alla normalità.  In pochissimo non solo hanno cominciato a fare acconciature a me e alle altre volontarie ma hanno sperimentato nuovi modi di acconciare i foulard. Bravissime!!!

Insieme a me una volontaria makeup artist del gruppo Madina ha truccato ragazzine e mamme. Perchè non dobbiamo dimenticare il sacrificio di queste mamme e questi papà. Non solo affrontano lo strazio di sapere che il proprio figlio è malato e rischia la vita ma annullano la loro di vita e i loro impegni per assistere i propri figli, praticamente vivono in ospedale.

Grazie quindi, grazie a queste bambine, a queste mamme, alle infermiere, alle ragazzine più deboli che non si potevano alzare dal letto per le sofferenze legate alla chemioterapia e mi hanno permesso di entrare nelle loro stanze, di stare loro vicino anche se per pochi minuti, il regalo l’hanno fatto loro a me, non so se al loro posto avrei quel coraggio e quella dignità.

Perché vi racconto tutto questo..

non per farmi bella e sentirmi dire brava ma perché si può aiutare anche senza spendere soldi ma condividendo quello che si ha e se tutti aiutassimo almeno un pochino gli altri ci sarebbe molta meno sofferenza.

La beneficenza è bella, il volontariato ancora di più.

Basta pensarci e trovare un modo.

AIUTIAMOCI !!!


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